Quando si valuta il risultato ottenuto da un investimento, un risparmio postale o un titolo obbligazionario, è frequente imbattersi in due termini che vengono talvolta confusi tra loro: il rendimento nominale e il rendimento reale. La differenza tra questi due concetti non è puramente terminologica, ma incide in modo sostanziale sulla capacità di comprendere quanto un investimento abbia effettivamente accresciuto (o eroso) il potere d’acquisto del capitale investito.
Cos’è il rendimento nominale
Il rendimento nominale è il guadagno percentuale generato da un investimento in un determinato periodo di tempo, calcolato senza tenere conto della variazione del potere d’acquisto della moneta. Si tratta del dato che compare più frequentemente nelle comunicazioni commerciali, nei prospetti informativi e nelle schede tecniche dei prodotti finanziari: se un titolo obbligazionario paga una cedola del 3% annuo, quel 3% rappresenta il rendimento nominale, indipendentemente da quanto l’inflazione eroda nel frattempo il valore reale di quella somma.
Cos’è il rendimento reale
Il rendimento reale è invece il rendimento effettivo, ottenuto depurando il rendimento nominale dall’effetto dell’inflazione registrata nello stesso periodo. Rappresenta quindi la variazione del potere d’acquisto del capitale investito, ovvero quanto realmente si può acquistare in più (o in meno) con la somma ottenuta a scadenza rispetto a quanto si sarebbe potuto acquistare con il capitale iniziale.
Un rendimento nominale positivo può tradursi in un rendimento reale negativo se il tasso di inflazione supera il tasso di rendimento nominale: in questo scenario, pur ottenendo un guadagno in termini monetari, il potere d’acquisto del capitale investito risulta diminuito.
La formula di calcolo
Il modo più immediato, seppur approssimativo, per calcolare il rendimento reale consiste nel sottrarre il tasso di inflazione dal rendimento nominale:
- Rendimento reale ≈ Rendimento nominale − Tasso di inflazione
Questa approssimazione è accettabile quando i valori in gioco sono contenuti. Per un calcolo più preciso si utilizza la cosiddetta equazione di Fisher, che tiene conto dell’effetto composto tra rendimento e inflazione:
- (1 + Rendimento reale) = (1 + Rendimento nominale) / (1 + Tasso di inflazione)
La differenza tra i due metodi di calcolo diventa più rilevante quando i tassi di inflazione o di rendimento raggiungono livelli elevati.
Un esempio numerico
Si supponga un investimento che genera un rendimento nominale del 4% in un anno, in un contesto in cui l’inflazione registrata nello stesso periodo è pari al 2,5%. Applicando la formula approssimata, il rendimento reale risulterebbe pari a circa l’1,5%. Se invece l’inflazione fosse stata pari al 5%, il rendimento reale sarebbe risultato negativo, per circa -1%, a indicare una perdita di potere d’acquisto nonostante il guadagno nominale positivo.
Perché questa distinzione è rilevante
La distinzione tra rendimento nominale e reale assume particolare importanza in alcuni contesti:
- nella pianificazione previdenziale di lungo periodo, dove l’effetto dell’inflazione cumulata su archi temporali di decenni può essere considerevole;
- nella valutazione di strumenti a reddito fisso, come titoli di Stato e obbligazioni, il cui rendimento nominale è spesso l’unico dato immediatamente visibile;
- nel confronto tra periodi storici diversi, caratterizzati da livelli di inflazione differenti, dove il solo rendimento nominale non permette un raffronto omogeneo;
- nella gestione della liquidità, dove somme mantenute su strumenti a basso rendimento possono subire un’erosione del potere d’acquisto in presenza di inflazione elevata.
Rendimento reale al netto della fiscalità
Un ulteriore livello di analisi riguarda l’impatto della tassazione sui rendimenti finanziari. Il rendimento nominale che compare nei documenti informativi è generalmente calcolato al lordo delle imposte; per ottenere un’indicazione più completa del risultato effettivo di un investimento, occorre considerare congiuntamente sia l’effetto dell’inflazione sia quello della fiscalità applicabile allo specifico strumento, che in Italia varia a seconda della natura del prodotto finanziario.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo e non costituiscono consulenza personalizzata. Per una valutazione della propria situazione specifica è opportuno rivolgersi a un consulente finanziario abilitato.