Chi investe in strumenti finanziari denominati in valute diverse dall’euro si trova esposto a una particolare fonte di variabilità del proprio investimento, nota come rischio di cambio. Si tratta di un fattore rilevante nella costruzione di portafogli con componente internazionale, poiché il valore in euro di un investimento estero dipende non soltanto dall’andamento dello strumento nella propria valuta di denominazione, ma anche dall’oscillazione del tasso di cambio tra tale valuta e l’euro. Comprendere questo meccanismo è utile per valutare correttamente la composizione di un portafoglio con esposizione internazionale.
Che cos’è il rischio di cambio
Il rischio di cambio (o rischio valutario) è la possibilità che il valore di un investimento, espresso nella valuta di riferimento dell’investitore, vari per effetto delle oscillazioni del tasso di cambio tra la valuta in cui è denominato lo strumento finanziario e la valuta domestica. Ad esempio, un investitore europeo che detiene azioni quotate in dollari statunitensi è esposto a due componenti di variabilità: l’andamento del titolo in dollari e l’andamento del cambio euro/dollaro. Il rendimento complessivo in euro risulta dalla combinazione di questi due elementi, che possono muoversi nella stessa direzione, amplificandosi reciprocamente, oppure in direzioni opposte, compensandosi in parte.
Gli strumenti soggetti a rischio di cambio
Il rischio valutario riguarda una vasta gamma di strumenti finanziari con componente estera, tra cui:
- azioni quotate su mercati esteri e denominate in valuta diversa dall’euro;
- obbligazioni emesse in valuta estera, sia societarie che governative;
- fondi comuni di investimento ed ETF che investono in attività denominate in valute estere, salvo l’adozione di meccanismi di copertura valutaria (hedging);
- depositi o conti in valuta estera, il cui controvalore in euro varia in funzione del tasso di cambio applicabile.
I fattori che influenzano i tassi di cambio
Le oscillazioni dei tassi di cambio tra valute sono determinate da una molteplicità di fattori, tra cui:
- le politiche monetarie adottate dalle banche centrali, in particolare le decisioni sui tassi di interesse ufficiali;
- i differenziali di inflazione tra le diverse aree economiche;
- l’andamento della bilancia commerciale e dei flussi di capitale tra i paesi coinvolti;
- fattori di natura politica, geopolitica e macroeconomica che incidono sulla fiducia degli investitori verso una determinata valuta.
La combinazione di questi elementi rende il mercato dei cambi un ambito caratterizzato da una variabilità che può risultare significativa anche in orizzonti temporali relativamente brevi.
Gli strumenti di gestione del rischio di cambio
Esistono diverse modalità attraverso cui il rischio valutario può essere gestito o attenuato nell’ambito di un portafoglio di investimenti:
- copertura valutaria (hedging): consiste nell’utilizzo di strumenti derivati, come contratti forward o future su valute, per neutralizzare in tutto o in parte l’effetto delle oscillazioni del cambio; molti fondi ed ETF offrono classi di quote “hedged” che incorporano questo meccanismo;
- diversificazione valutaria: la distribuzione degli investimenti su più valute può contribuire a ridurre l’impatto della variabilità di una singola valuta sul portafoglio complessivo, per effetto della non perfetta correlazione tra le diverse coppie di cambio;
- selezione di strumenti non coperti: alcuni investitori scelgono di mantenere l’esposizione valutaria non coperta, ritenendo che essa possa rappresentare, in determinati contesti, un ulteriore elemento di diversificazione rispetto al rischio del solo mercato azionario o obbligazionario sottostante.
Rischio di cambio e orizzonte temporale
L’impatto del rischio di cambio su un investimento tende a manifestarsi con intensità diversa a seconda dell’orizzonte temporale considerato. Nel breve periodo, le oscillazioni valutarie possono incidere in modo significativo sul rendimento complessivo di un investimento estero, anche in misura superiore alla performance dello strumento sottostante. Su orizzonti più lunghi, l’effetto valutario può risultare meno determinante rispetto ad altri fattori, sebbene la variabilità di breve termine resti un elemento da considerare nella costruzione del portafoglio.
La misurazione del rischio di cambio
Per valutare l’entità del rischio valutario a cui è esposto un investimento, si fa generalmente riferimento alla volatilità storica del tasso di cambio tra le valute coinvolte, calcolata sulla base delle oscillazioni registrate in un determinato periodo di osservazione. Coppie di valute appartenenti a economie con politiche monetarie stabili e livelli di inflazione contenuti tendono a mostrare una variabilità reciproca più contenuta rispetto a coppie che coinvolgono valute di paesi emergenti, soggette a maggiore instabilità macroeconomica e politica. Questo elemento viene generalmente considerato, insieme ad altri fattori, nella valutazione del profilo di rischio complessivo di uno strumento finanziario con componente estera.
Perché è importante conoscere questo rischio
La consapevolezza del rischio di cambio è rilevante per diversi motivi:
- consente di comprendere le determinanti della variabilità di un portafoglio con componente estera, distinguendo l’effetto del cambio da quello dello strumento sottostante;
- permette di valutare in modo più consapevole la composizione valutaria di un investimento, anche in relazione al proprio orizzonte temporale e alla propria tolleranza alla variabilità;
- è un elemento da tenere in considerazione nella lettura dei documenti informativi degli strumenti finanziari, che generalmente indicano la valuta di denominazione e l’eventuale presenza di meccanismi di copertura.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo e non costituiscono consulenza personalizzata. Per una valutazione della propria situazione specifica è opportuno rivolgersi a un consulente finanziario abilitato.