Ogni anno, entro il mese di marzo, i datori di lavoro e gli altri sostituti d’imposta rilasciano ai propri dipendenti e collaboratori la Certificazione Unica (CU), il documento che riepiloga i redditi percepiti nell’anno precedente e le relative ritenute. La CU è uno strumento fondamentale per la compilazione della dichiarazione dei redditi, ma non tutti sanno esattamente quali informazioni contiene in materia di investimenti e previdenza complementare. Questo articolo chiarisce cosa viene effettivamente riportato nella CU e cosa, invece, ne resta escluso.
Cos’è la Certificazione Unica e a cosa serve
La CU è il documento che il datore di lavoro o il sostituto d’imposta è tenuto a rilasciare a lavoratori dipendenti, pensionati e percettori di redditi assimilati, oltre che a chi percepisce compensi soggetti a ritenuta d’acconto. Il documento riepiloga i redditi di lavoro dipendente o assimilato, le ritenute fiscali e previdenziali operate, e alcuni oneri deducibili o detraibili gestiti direttamente dal sostituto d’imposta. Sulla base della CU è possibile predisporre il modello 730 precompilato o il modello Redditi Persone Fisiche.
I contributi alla previdenza complementare nella CU
Per quanto riguarda la previdenza complementare, la CU riporta i contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro al fondo pensione, quando tali versamenti transitano attraverso il sostituto d’imposta. In particolare, nel modello CU 2026 (riferito ai redditi 2025):
- i punti 412 e 413 della sezione degli oneri deducibili riportano l’ammontare dei contributi versati alla previdenza complementare tramite il datore di lavoro;
- questi dati vengono utilizzati per la compilazione del 730 o del modello Redditi, ai fini della verifica del limite di deducibilità annuo previsto dalla normativa sulla previdenza complementare;
- la CU consente quindi di verificare quanto già dedotto direttamente in busta paga e quanto, eventualmente, resta da indicare in dichiarazione per i versamenti effettuati al di fuori del rapporto di lavoro.
Cosa NON riporta la Certificazione Unica
Un aspetto spesso frainteso riguarda i redditi di natura finanziaria. La CU, infatti, non riporta:
- i redditi da capitale, come interessi su conti deposito, cedole di obbligazioni o dividendi azionari;
- i redditi diversi di natura finanziaria, come le plusvalenze o le minusvalenze realizzate sulla compravendita di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, fondi, ETF).
Questa esclusione dipende dal fatto che tali proventi sono generalmente soggetti a imposta sostitutiva applicata direttamente dall’intermediario finanziario (banca, SIM, società di gestione), attraverso i regimi del risparmio amministrato o del risparmio gestito. In questi regimi, la tassazione avviene alla fonte e il contribuente non è tenuto a indicare tali redditi nella propria dichiarazione, poiché l’imposta è già stata versata dall’intermediario per suo conto.
Quando i redditi finanziari vanno invece dichiarati
Vi sono situazioni in cui i redditi di natura finanziaria devono comunque essere indicati in dichiarazione dei redditi, pur non comparendo nella CU:
- quando il contribuente ha optato per il regime dichiarativo, anziché per il risparmio amministrato o gestito, in relazione ai propri rapporti con gli intermediari;
- quando i proventi derivano da rapporti detenuti presso intermediari esteri non tenuti all’applicazione dell’imposta sostitutiva italiana, per i quali possono sussistere anche obblighi di monitoraggio fiscale (quadro RW);
- in presenza di specifiche fattispecie reddituali che la normativa fiscale ricomprende tra i redditi da indicare obbligatoriamente in dichiarazione, indipendentemente dal regime del rapporto di custodia o amministrazione.
Il ruolo dei documenti degli intermediari finanziari
Per ricostruire la propria situazione fiscale complessiva relativa agli investimenti, occorre quindi fare riferimento non solo alla CU, ma anche alla documentazione fornita dagli intermediari finanziari, come i rendiconti annuali, le certificazioni fiscali relative ai redditi di capitale e diversi, e l’eventuale documentazione predisposta per i rapporti detenuti in regime dichiarativo o presso intermediari esteri.
La CU e il modello 730 precompilato
I dati riportati nella CU, compresi i punti relativi ai contributi di previdenza complementare versati tramite il datore di lavoro, confluiscono automaticamente nel 730 precompilato predisposto dall’Agenzia delle Entrate. Il contribuente può verificare, integrare o modificare tali dati prima dell’invio della dichiarazione, ad esempio nel caso in cui abbia effettuato versamenti a forme di previdenza complementare al di fuori del rapporto di lavoro (come versamenti volontari diretti a un fondo pensione o a un PIP), che non transitano attraverso il sostituto d’imposta e quindi non compaiono nella CU, ma vanno comunque considerati ai fini del limite di deducibilità complessivo previsto dalla normativa.
Perché è utile conoscere questa distinzione
Comprendere la differenza tra ciò che la CU certifica e ciò che invece rimane fuori da questo documento consente di orientarsi meglio nella predisposizione della dichiarazione dei redditi, evitando sia di omettere informazioni dovute, sia di duplicare inutilmente dati già tassati alla fonte. Questa distinzione riflette la più ampia articolazione del sistema fiscale italiano, che prevede regimi di tassazione differenti a seconda della natura del reddito (lavoro dipendente, capitale, redditi diversi) e delle modalità con cui viene percepito.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo e non costituiscono consulenza personalizzata. Per una valutazione della propria situazione specifica è opportuno rivolgersi a un consulente finanziario abilitato.