Cos’è il TFR e come funziona il silenzio-assenso verso i fondi pensione

Icona di un grafico a barre crescenti, a rappresentare la previdenza complementare — Cos’è il TFR e come funziona il silenzio-assenso verso i fondi pensione

Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) è una somma che il datore di lavoro accantona ogni anno a favore del lavoratore dipendente, corrisposta al termine del rapporto di lavoro. Da alcuni anni, però, ogni lavoratore ha la possibilità — e in certi casi l’obbligo implicito — di scegliere una destinazione diversa per queste somme: la previdenza complementare.

Le due destinazioni possibili del TFR

Al momento dell’assunzione, ogni lavoratore dipendente del settore privato può scegliere tra due strade per il proprio TFR maturando:

  • Lasciarlo in azienda: la somma resta accantonata presso il datore di lavoro (o, per le aziende con almeno 50 dipendenti, viene versata al Fondo di Tesoreria INPS) e viene rivalutata ogni anno secondo un meccanismo stabilito per legge, legato in parte all’inflazione.
  • Destinarlo a un fondo pensione: la somma viene versata periodicamente a una forma di previdenza complementare (fondo negoziale, fondo aperto o PIP), dove viene investita nei mercati finanziari secondo il comparto scelto.

Cos’è il silenzio-assenso

Il lavoratore ha 6 mesi di tempo dall’assunzione per comunicare esplicitamente la propria scelta. Se in questo periodo non viene espressa alcuna decisione, scatta il meccanismo del cosiddetto silenzio-assenso: il TFR maturando viene automaticamente e integralmente destinato al fondo pensione negoziale di riferimento per il settore contrattuale del lavoratore, se previsto dal CCNL applicato.

Se il contratto collettivo non individua un fondo negoziale di categoria, le somme vengono convogliate verso un fondo pensione individuato dalla COVIP (la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) secondo criteri di residualità.

Una scelta tendenzialmente definitiva

È importante sapere che la destinazione del TFR maturando alla previdenza complementare, una volta avvenuta (per scelta esplicita o per silenzio-assenso), è generalmente irreversibile: non è possibile in seguito tornare a far accantonare il TFR in azienda. Il lavoratore può però successivamente cambiare il fondo pensione di destinazione, trasferendo la posizione maturata verso un’altra forma pensionistica complementare, trascorso un periodo minimo di permanenza.

Differenze principali tra le due opzioni

Le due strade seguono logiche molto diverse:

  • Rivalutazione vs rendimento di mercato: il TFR lasciato in azienda si rivaluta secondo un tasso fisso per legge (1,5% fisso + 75% dell’inflazione ISTAT); il TFR in un fondo pensione segue invece l’andamento del comparto di investimento scelto, con un potenziale di rendimento — ma anche di oscillazione — diverso.
  • Tassazione in fase di accumulo: i contributi versati a un fondo pensione (compreso il TFR conferito) godono di un regime fiscale agevolato, con deducibilità dal reddito imponibile fino a un tetto annuo stabilito per legge.
  • Tassazione in uscita: il TFR aziendale è soggetto a tassazione separata calcolata sulla base dell’aliquota media degli ultimi anni di lavoro; le prestazioni dei fondi pensione beneficiano invece di un’aliquota agevolata, decrescente in base agli anni di partecipazione alla previdenza complementare.
  • Contributo del datore di lavoro: in molti contratti collettivi, la scelta di aderire al fondo pensione di categoria attiva anche un contributo aggiuntivo a carico del datore di lavoro, che non è previsto se il TFR resta in azienda.

Come verificare la propria posizione

Chi è già in silenzio-assenso o ha già aderito a un fondo pensione può verificare la propria posizione contributiva e il comparto di investimento assegnato consultando la documentazione periodica inviata dal fondo stesso, oppure l’area riservata online del proprio fondo di previdenza complementare.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo e non costituiscono consulenza personalizzata. Per una valutazione della propria situazione specifica è opportuno rivolgersi a un consulente finanziario abilitato.

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