Investire la liquidità aziendale in eccesso: i criteri principali

Icona di edifici aziendali, a rappresentare la finanza d'impresa — Investire la liquidità aziendale in eccesso: i criteri principali

Molte imprese, in particolare dopo periodi di buona redditività, si trovano ad avere sui conti correnti aziendali una liquidità superiore a quella necessaria per la gestione operativa corrente. Decidere come impiegare questa liquidità in eccesso è una scelta che merita un approccio strutturato.

Cosa si intende per liquidità in eccesso

La liquidità aziendale in eccesso è la parte di disponibilità finanziarie che superano il fabbisogno necessario per far fronte alla gestione ordinaria dell’impresa: pagamento di fornitori, stipendi, imposte, investimenti operativi programmati, oltre a un margine prudenziale per far fronte a imprevisti. Individuare correttamente questa soglia è il primo passo prima di valutare un eventuale impiego di tali risorse.

Perché non lasciarla infruttifera

Mantenere liquidità in eccesso su un conto corrente aziendale, oltre il necessario, comporta un costo opportunità: quelle risorse non generano alcun rendimento e, in un contesto di inflazione, perdono progressivamente potere d’acquisto in termini reali. Inoltre, superate determinate soglie, la giacenza di conto corrente può comportare costi di gestione più elevati per l’azienda.

I criteri principali per orientare la scelta

Prima di individuare gli strumenti più adatti, è utile definire alcuni criteri guida:

  • L’orizzonte temporale: per quanto tempo l’azienda può ragionevolmente rinunciare alla piena disponibilità di quella liquidità senza compromettere la gestione operativa;
  • Il livello di rischio accettabile: la liquidità aziendale in eccesso viene spesso gestita con un approccio prudente, privilegiando la conservazione del capitale rispetto alla ricerca di rendimenti elevati;
  • La necessità di liquidabilità: la possibilità di rientrare rapidamente in possesso delle somme investite, in caso di necessità impreviste dell’azienda;
  • Gli aspetti fiscali e contabili: il trattamento fiscale dei rendimenti generati e l’impatto sul bilancio dell’impresa.

Le categorie di strumenti generalmente considerate

In base ai criteri sopra indicati, le aziende valutano generalmente strumenti a diverso profilo di rischio e liquidabilità, che vanno dagli strumenti monetari e obbligazionari a breve termine, pensati per la gestione della liquidità con priorità alla conservazione del capitale, fino a strumenti più diversificati per la parte di liquidità con orizzonte temporale più ampio. La combinazione più adeguata dipende dalle caratteristiche specifiche dell’azienda, dal settore in cui opera e dalla sua situazione finanziaria complessiva.

L’importanza di una policy di tesoreria

Le aziende di maggiori dimensioni definiscono spesso una vera e propria policy di gestione della tesoreria, che stabilisce in anticipo i criteri, i limiti di rischio e le modalità di impiego della liquidità in eccesso, evitando decisioni estemporanee e garantendo un approccio coerente nel tempo, anche al variare delle persone coinvolte nella gestione finanziaria dell’impresa.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo e non costituiscono consulenza personalizzata. Per una valutazione della situazione finanziaria della propria azienda è opportuno rivolgersi a un consulente finanziario abilitato.

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